Secondo la Corte Europea per i diritti dell’uomo la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce “«una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni»” e una violazione alla “«libertà di religione degli alunni»”.
Il Ministro Gelmini replica: “La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione”.
Ed infatti l’italiano medio, costretto al lavoro precario, sotto scacco per la mafia, distrutto moralmente dalle raccomandazioni, costretto a sopportare una classe politica inetta ed incapace, è perfettamente raffigurabile come un povero cristo in croce.
A proposito, la perla del giorno è della Mussolini: «A questo punto è urgente e necessario inserire le radici cristiane nella Costituzione italiana».
Certo, perché perdere l’occasione di essere bocciati nuovamente dalla Corte Costituzionale ed in seconda instanza anche dalla Corte Europea per i Diritti dell’uomo? Se ne leggono di puttanate nelle pagine politiche italiane, che volete fare “tocca porta’ questa croce”
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